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Storie di sopravvissuti

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  • Oshra B.'s story

ho visto la morte travestita da due terroristi che passano vicino alla finestra

“Quando tutto questo finirà, comprerò regali a tutti”, canta Eviatar Banai. Io il mio regalo l’ho già ricevuto.


Il nostro regalo è la vita.


Sabato alle 12:30 non era chiaro se l’avremmo ricevuto.


Sabato pomeriggio ho visto la morte travestita da due terroristi che passavano vicino alla finestra del nostro salotto, ognuno con un coltello enorme in mano, diretti verso il nostro cortile.


Eravamo sei in casa. Noi e i bambini, un amico di Itay che era venuto a dormire da noi venerdì, e Jenny, una delle fondatrici del moshav [villaggio agricolo] Natív Haashará, che era andata a fare la sua passeggiata quotidiana alle 6 di mattina, si era imbattuta nelle sparatorie e aveva chiesto di entrare nella prima casa che aveva visto.


Siamo entrati nella stanza blindata, e un minuto dopo ci rendiamo conto che chiuderla da dentro non è possibile. Imponiamo a tutti il silenzio e aspettiamo al buio, Dio solo sa perché, presa da un istinto impulsivo sono andata in cucina a prendere dei coltelli mentre pensavo “Non ci prenderanno senza che lottiamo”, e a quel punto qualcuno ha provato con forza ad aprire la porta di casa. Per quelli che se lo chiedono, è proprio quella la sensazione chiamata terrore.


"Per quelli che se lo chiedono, è proprio quella la sensazione chiamata terrore."

Per 40 minuti siamo stati Ilan ed io in piedi, spalla contro spalla: lui si spinge con tutta la sua forza sulla maniglia della porta, io con i coltelli pronti, e Ofer che prova a far sapere a qualcuno che siamo in pericolo, senza riuscirci.


Dopo una sparatoria sentita proprio fuori dalla casa, sentiamo parlare ebraico (chi non è mai stato in queste situazioni non può capire la gioia che causa).

Dopo essere usciti con cautela dalla stanza blindata, capiamo che i terroristi avevano provato a entrare nella casa, e grazie ad un miracolo, una protezione dal Cielo e sicuramente anche molta fortuna, avevano cambiato idea e se ne erano andati.


C’è una teoria, a cui crediamo anche noi, che forse sia stato Hugo, il nostro cane mezzo Pitbull, che non aveva fatto in tempo ad entrare nella stanza blindata a far loro cambiare idea. Per fortuna non sapevano che se si fossero imbattuti in lui, avrebbero ricevuto dal nostro cane niente altro che scodinzolate e leccate in faccia.


I terroristi sono stati poi presi dai soldati, ma da allora ancora li incontro nei miei sogni, ogni notte.


E adesso mi chiedo che bisogna dire per un regalo così? Grazie? Grazie tante? Non lo so, non mi sembra abbastanza.



Nella foto: Il temuto Hugo abbracciato a Ha-tul, la nostra gattina, che non sappiamo che fine abbia fatto da quel giorno.



Oshra B.


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